Disponibilità

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Descrizione

È un’ esclusiva struttura inaugurata nel 2008. Con i suoi 97 lussuosi Overwater Bungalow e le sue 7 Beachfront Villa con piscina privata sparse fra le spiagge di sabbia bianca, il Four Seasons Resort Bora Bora si sviluppa lungo la laguna che circonda il Motu Tehotu. Lo scenario è da cartolina: il motu, si affaccia direttamente sul monte Otemanu, che sovrasta l’isola di Bora Bora. I bungalow sono tutti di ampia metratura (minimo 100 mq), hanno pareti in legno, tetti in pandano, accesso diretto alla laguna. Tutti sono forniti di televisore al plasma, accesso a Internet, lettore DVD.

Fanno parte del complesso un motu interamente dedicato ai massaggi e ai trattamenti estetici e rilassanti e, novità per la Polinesia Francese, un motu dedicato alle attività ricreative per ragazzi e bambini.

Il resort offre servizi per il benessere individuale, fitness centre e spazi per lo yoga, ma anche servizi per famiglie fra cui la piscina per bambini e l’organizzazione di attività culturali, sportive ed escursioni con guide locali. A testimonianza dell’occhio di riguardo prestato alle vacanze in famiglia, i ragazzi fino a 18 anni in camera con i genitori non pagano nessun sovrapprezzo.

A disposizione due ristoranti, due bar, una grande piscina che sconfina direttamente nella laguna.


 

Tipologia di camere:
Superior Beach View Overwater Bungalow
Deluxe Lagoon View Overwater Bungalow
Premier Mountain View Overwater Bungalow
Overwater Bungalow With Plunge Pool
Beach Front Villa
Prezzo per persona per notte in camera doppia da € 530,00
Supplemento prima colazione a buffet € 50,00
Supplemento mezza pensione € 165,00
Supplemento pensione completa € 220,00
Trasferimenti da e per l’aeroporto € 120,00
Speciale Long Stay: stai 4 notti, ne paghi 3 e in più hai la prima colazione americana gratuita nel periodo 07.01-31.03

 
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Bora Bora

Bora Bora

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Questa mitica isola, secondo la leggenda, fu la seconda isola, dopo Raiatea, ad uscire dalle acque e, per lungo tempo, è stata governata da donne. La “Perla del Pacifico”, così battezzata dal capitano Cook, racchiude in sé la magia delle più belle isole della Polinesia. Lo scrittore americano James Michener la chiamò l’isola più bella del mondo e molti famosi registi l’hanno immortalata nelle loro opere: tra tutte ricordiamo il film “Tabù”, considerato il capolavoro di F. W. Murnau, grande maestro del cinema muto (a titolo di curiosità ricordiamo che questo film fu censurato nell’ America degli anni ’30 poiché vi figuravano ragazze polinesiane col seno scoperto).

Bora Bora è la sintesi perfetta dei due volti del Pacifico: quello dell’isola montagnosa e frastagliata di origine vulcanica, che sta al centro, e quello del basso atollo corallino che la circonda.
Con una superficie di circa 38 kmq (più o meno come Lipari), è lunga 10 km e larga 4 e si trova a 240 km a nord-est di Tahiti. L’isola è dominata dai monti Paihia (660 m) e Otemanu (727 m), che rappresentano il resto di un vulcano che risale probabilmente al Pliocene e quindi inattivo da molto tempo.

Rinomata per essere la più bella del mondo, la laguna di Bora Bora, collegata all’oceano attraverso il passaggio di Teavanui, è una piscina naturale multicolore e luminosa, dalle innumerevoli sfumature di colore, con atolli sabbiosi che s’estendono lungo quasi tutta la barriera corallina. Qui è possibile nuotare fra mante, tartarughe di mare, murene e pesci multicolori; qui si possono praticare tutti gli sport acquatici: diving, vela, sci nautico, snorkeling, escursioni in piroghe con il fondo di vetro. Anche gli squali qui sono docili: tutte le mattine fra le 9 e le 12, nelle acque tranquille della laguna, si lasciano tranquillamente imboccare dalle mani di esperti subacquei.

Le spiagge più belle, di sabbia bianca e fine, orlate da palme di cocco, si trovano sulla penisola di Matira oppure sui motu (isolotti), che rappresentano la destinazione ideale per escursioni indimenticabili. Il motu più famoso è il “Motu Tapu”, anticamente riservato ai re. Il motu Toopua, oggi occupato da un resort di lusso, secondo la leggenda sarebbe la piroga pietrificata del dio Hiro, il dio polinesiano della guerra; una piccola collina che sorge sul motu e che produce strani effetti sonori, viene considerata la “campana di Hiro”.

Il villaggio principale di Bora Bora è Vaitape, dove si trovano l’ufficio postale, la gendarmeria, il bazar cinese, la chiesetta protestante e quella cattolica.
Una strada costiera di 32 km, in gran parte asfaltata, corre tutt’intorno all’isola. A sud di Vaitape, la baia di Pofai offre una fantastica vista sulle impervie montagne che sovrastano l’isola. All’estremo sud di Bora Bora si trova la maggior parte delle strutture turistiche dell’isola, disseminate lungo le tre lunghe e sottili penisole di Raititi, Matira e Paoaoa.
La costa est è selvaggia e solitaria: la strada passa ai piedi delle montagne toccando minuscoli villaggi e antichi marae. Altri marae (ne sono stati contati 23), sono sparsi nel cuore dell’isola e intorno alla baia di Faanui, la più grande di Bora Bora, dove gli Americani, durante la seconda guerra mondiale, installarono una base militare.
Passando alla costa ovest, sulla punta estrema della penisola di Faretipi, si può ammirare il marae reale di Fare Tua, lungo 50 metri, largo tre e mezzo e alto tre.
Per godere di un panorama straordinario, si può salire con una vettura fuori strada lungo il vecchio sentiero degli americani fino alla base del monte Pahia: da qui, proseguendo a piedi, in circa tre ore si raggiunge la cima.

Per gli abitanti di Bora Bora la vita è sempre stata una lotta contro la natura, essendo l’isola formata per lo più da grandi rocce vulcaniche e quindi coltivabile solo in piccolissima parte. Durante la seconda guerra mondiale l’isola fu utilizzata dagli americani come base di appoggio per la battaglia del Pacifico. L’aeroporto, costruito dagli americani nel 1943 sul “Motu Mute”, fu il primo aeroporto della Polinesia e ancora oggi serve ottimamente il traffico turistico dell’isola.
Bora Bora, tutti gli anni, nel mese di ottobre, rappresenta l’ultima tappa della più rinomata corsa di piroghe del Pacifico del sud: la Havaiki Nui Va’a.
 
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