Alaska

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Cose da fare - generale

L’Alaska, “Grande Terra” nella lingua degli indigeni, è un paese talmente vasto e vario da poter offrire una vacanza indimenticabile al viaggiatore spericolato in cerca di nuovi spazi da esplorare, ma anche all’ecoturista che vuole osservare gli orsi nel loro ambiente naturale, al cacciatore e al pescatore, al marinaio e all’alpinista. È una meta di grande fascino, una regione solitaria, sperduta, selvatica, dura, ricca di leggende, una delle poche rimaste che mantiene un’autentica atmosfera da ultima frontiera. Uno slogan pensato per promuovere il turismo in questa regione diceva: “Quando è stata l’ultima volta che hai realizzato un sogno ?”
Per dare un’idea delle dimensioni e della maestosità di questa regione, basti dire che per abbracciarla tutta occorrono quattro fusi orari, tra cui quello del cambio della data; mezzo milione di chilometri quadrati di foreste si alternano ai più grandi ghiacciai esistenti al di fuori dei circoli polari (il ghiacciaio Malaspina è grande come metà del Lussemburgo); il gigantesco Monte McKinley, 6187 metri, è la cima più alta del Nord America; il maggior corso d’acqua, l’aurifero Yukon (2897 chilometri), supera in lunghezza fiumi come il Danubio e il Gange. L’Alaska è il più grande dei 52 Stati Uniti d’America: con un milione e mezzo di chilometri quadrati, la sua superficie è pari a cinque volte l’Italia. È anche lo stato più freddo: a Barrow, nel Nord, si sono registrate temperature di 60 gradi sotto lo zero. E il più umido: nel Sud-Est la pioggia, scherzosamente chiamata “il sole liquido”, fa la sua comparsa quasi giornalmente. Ha riserve immense di petrolio, gas, oro, argento; le sue acque regalano ogni anno miliardi di chili di salmoni , i king salmon, che arrivano a pesare fino a 30 chili, e di halibut, un tipo particolare di sogliola gigante. Negli immensi boschi, tra monti e laghi, la fauna è ricca di esemplari: dai grandi e pericolosi grizzly ai caribù, le alci locali, dalle aquile ai lupi. Ormai rare le lontre, quasi sterminate dai cacciatori di pellicce. Il 30 per cento del territorio alaskano è occupato da parchi nazionali. Il più frequentato è il parco di Denali, istituito nel 1917 ai piedi del Monte McKinley. Impressiona vedere come gli animali non scappino di fronte all’uomo. Si riesce ad osservare volpi, pernici, ermellini, orsi bruni a una trentina di metri. In questo sterminato territorio vivono solo 600 mila abitanti: per il 75 per cento sono bianchi, in buona parte militari e addetti agli impianti petroliferi, e poi una miscellanea di russi, americani, svedesi, inglesi. I native (indiani, eschimesi, aleuti) sono il 16 per cento. Circa la metà della popolazione vive nella principale città, Anchorage, che però non è la capitale.
I primi abitanti dell’Alaska migrarono dall’Asia verso il Nord America circa da 40.000 anni fa, quando esisteva un ponte di ghiaccio tra la Siberia e l’Alaska. Anche se molte di queste tribù nomadi proseguirono verso sud, alcuni gruppi etnici rimasero in questi territori. Virtus Bering, un navigatore danese al servizio dello zar di Russia, nel 1728 esplorò per primo queste zone. I russi sfruttarono questi territori per la caccia degli animali da pelliccia e fondarono a Kodiak Island una base per il commercio delle pelli. Il predominio russo continuò indisturbato fino al 1867, quando lo zar decise di vendere questi territori agli Stati Uniti per 7,2 milioni di dollari (meno di un cent all’ettaro). Con la scoperta dell’oro nel 1880 incominciò la colonizzazione moderna dell’Alaska. Dopo l’oro, l’Alaska fu sfruttata per la caccia alla balena e rimase una destinazione riservata a pochi avventurosi fino ai giorni della seconda guerra mondiale, quando fu costruito, a tempi di record, l’Alcan (Alaska-Canada), l’unico collegamento via terra tra l’Alaska e il resto degli USA, per trasportare le truppe americane a creare delle basi difensive in questa regione, dove si temeva un’invasione giapponese. Nel 1959 il presidente Eisenhower proclamò l’Alaska quarantanovesimo stato dell’Unione. Nel 1968 furono scoperti importanti giacimenti petroliferi e iniziò lo sfruttamento di questa regione e la disputa tra i nativi dell’Alaska, che cercavano di avanzare rivendicazioni verso quella terra che ora prometteva di dare straordinarie ricchezze, e il governo degli Stati Uniti. Il disastro causato dall petroliera Exxon Valdez nel 1989 procurò gravi danni all’ambiente e generò grandi preoccupazioni circa la salvaguardia delle meravigliose risorse naturali di questo paese. Il periodo migliore per visitare l’Alaska è quello che va da giugno ad agosto, ovvero quando si registrano le temperature più alte.
Anchorage, la città più importante, è una tappa inevitabile, essendo il nodo del sistema stradale dell’Alaska e un centro di traffico aereo internazionale. L’ Anchorage Museum of History and Art illustra la storia del paese e la cultura degli indigeni della zona, ed espone le opere di artisti regionali, nazionali e internazionali. L’arte indigena è presente all’Heritage Library Museum dove si trovano collezioni assai ben curate di utensili, costumi e armi, dipinti originali e molti lavori d’intaglio. L’Earthquake Park, nella zona occidentale di Anchorage, offre una mostra che illustra in dettaglio il grande terremoto del 1964. Molto pittoresco è il percorso lungo la costa a ovest della città, da cui è facile avvistare i dorsi delle balene. Il Chugach State Park, a est di Anchorage, è una meta allettante per gli escursionisti.
La penisola di Kenai, a sud di Anchorage, è la più frequentata zona ricreativa del paese ed è dotata di una serie di percorsi per escursioni, di numerose aree per il campeggio e di bellissime zone da visitare in canoa. Lungo la costa a sud della penisola sorge Il Kenai Fjords National Park, ricco di fauna marina e ghiacciai.
Il parco nazionale di Denali si trova 382 km a nord di Anchorage ed è il principale parco nazionale subartico del paese, dove si trova l’imponente Monte McKinley (6096 metri).
Il Sud-Est dell’Alaska, conosciuto anche come “Panhandle” (manico della padella), è una fascia di costa frastagliata lunga 800 km, un labirinto sorprendente di isole e di canali con fiordi giganteschi, catene di montagne imponenti, corsi d’acqua impressionanti e foreste interminabili di abeti. Una via navigabile nota come “Inside Passage” (Passaggio Interno), costituisce una linea di comunicazione vitale per città isolate che non sono raggiunte dalle strade. Nel cuore dell’ Inside Passage sorge Juneau, capitale dell’Alaska, affascinante cittadina ai piedi del ghiacciaio Mendenhall.

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